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Buon 50esimo compleanno Divin Codino!

17.02.2017

Buon 50esimo compleanno Divin Codino!
In occasione dei 50 anni di Roberto Baggio, che ha dato tanti esempi nella sua vita come uomo, atleta e anche come paziente, vogliamo fargli un omaggio da parte di tutto il Gruppo Medico Isokinetic con questo articolo di qualche anno fa: buona lettura!

<<Vi raccontiamo una storia sul legamento crociato anteriore...

Siamo tutti dei Roberto Baggio. Non calcisticamente, certo, ma come pazienti, potenzialmente, sì. Roberto Baggio grazie al suo talento non ha solo realizzato goal incredibili e giocate sopraffine sui campi di calcio estasiando gli appassionati di tutto il mondo, ma è riuscito in imprese altrettanto incredibili anche quando è stato colpito dalla sfortuna, quando si è infortunato. Roby è sempre guarito, si è sempre rialzato e lo ha fatto anche in tempi record. L’ultimo exploit di Baggio, nel 2002, alla vigilia dei campionati del mondo del Giappone e nella fase finale di un campionato molto impegnativo col suo Brescia impegnato a conquistare la salvezza in serie A. Roberto in primavera si ruppe il legamento crociato anteriore del ginocchio, un infortunio molto grave per un calciatore e ancor di più per lui, ormai 35enne e che in passato aveva già subito altrettanti e pesanti infortuni. Stagione finita? Macché, Baggio non volle affatto arrendersi e così si sottopose subito a un intervento chirurgico molto delicato e immediatamente iniziò il percorso riabilitativo affidandosi alle strutture dell’Isokinetic. 77 giorni dopo sarebbe tornato in campo. «Devo molto alla mia forza di volontà e alla fede che mi ha sempre sostenuto. E poi la voglia di progettare il futuro e di realizzare i miei sogni, anteponendo al pessimismo della ragione l’ottimismo della determinazione». Forza, lavoro, sogni e fede. Un mix speciale che ognuno di noi può ‘shekerare’... Naturalmente anche nel caso di Baggio non è stato indifferente l’apporto dato da una tecnica chirurgica accurata e innovativa e pure un decorso tutto sommato fortunato, ma come quasi sempre accade alla base di tutto c’è l’energia positiva che solo la nostra mente può produrre. Anche per questo all’Isokinetic il rapporto con il paziente inizia sempre dalla testa, dalla mente, dal pensiero. Solo dopo subentrano le tecniche di cura, personalizzata e seguita passo passo da medici e rieducatori. Roberto Baggio ne sa qualcosa ed è un esempio per tutti. Essere come lui non è impossibile, basta volerlo.

Adesso mi tolgo un peso - la verità sul caso Baggio

Si è parlato di miracolo quando, la stagione scorsa, Robi è tornato in campo 77 giorni dopo l'operazione al ginocchio sinistro. Ma, nella realtà, questo recupero a tempo di record è il frutto della grande determinazione del giocatore e dei progressi della medicina, come spiega per la prima volta in esclusiva per Sportweek il campione di Caldogno...

Due ginocchia, due legamenti rotti in momenti diversi della sua carriera, che cosa ricorda del primo e quali differenze con il secondo?
Il ricordo che li lega entrambi è il dolore e la sofferenza. La grande differenza sta nell’uscita dal tunnel operatorio – il maggiore sollievo, grazie alle nuove tecniche chirurgico riabilitative.

Cosa ha pensato quando si è infortunato la seconda volta?
Lì per lì il dolore ti offusca il pensiero e non ti fa pensare a nulla, solo a superare la fase acuta. Poi, durante la notte, facendo fatica a prendere sonno, ho rincominciato a progettare il futuro e comunque nel mio prossimo libro che uscirà tra qualche settimana, chi vuole sapere di più potrà soddisfare la sua curiosità.

Dove ha trovato le motivazioni per recuperare in un tempo così breve?
L’ho detto tante volte. Mi stava a cuore la salvezza del Brescia e soffrivo per non poter dare il mio contribuito ai compagni di squadra. Sapevo che le ultime giornate sarebbero state fondamentali e volevo a tutti i costi esserci, sapendo anche che così avrei avuto qualche chance per partecipare ai Mondiali in Giappone. Il primo obiettivo l’ho raggiunto, col Brescia ci siamo salvati…

Ha incontrato momenti difficili durante la sua rieducazione?
Momenti difficili li ho avuti e li ho anche superati grazie anche alla forza che mi veniva dalla voglia di progettare il futuro, di realizzare i miei sogni.

Quanto ha influito la sua fede e la sua filosofia di vita nella sua guarigione?
Vede, in molti casi ci può essere il pessimismo della ragione che domina i tuoi pensieri. Faccio un esempio “Roby, hai 35 anni, hai subito più di un intervento chirurgico alle tue ginocchia, la rieducazione sarà lenta e dolorosa, non c’è nessuno che ce l’ha fatta a recuperare in tre mesi, non hai nessuna possibilità di contribuire alla salvezza della squadra, ecc…” Questi sono discorsi che hanno una loro logica. Grazie invece alla mia fede, alla positività che scaturisce dalle mie preghiere, ho anteposto al pessimismo della ragione l’ottimismo della determinazione, credo di avere dimostrato che delle volte l’impossibile può diventare possibile. Tutto dipende da quanto ognuno di noi crede nei suoi sogni, nella sua forza e nella sua determinazione. Nel mio caso, la fede è alla base di tutto ciò.

Quanto tempo dedicava alla rieducazione?
Troppo!! Nove – dieci ore al giorno, riposando solo la domenica. E’ stato un lavoro incredibile per cui devo veramente ringraziare tutti: l’équipe medica, i fisioterapisti, i preparatori e tutti gli altri perché devo dire che anche grazie al calore e amicizia che si è creata tra di noi la fatica si affrontava più facilmente e grazie al loro sostegno si superavano meglio i momenti difficili.

Quando ha capito che avrebbe potuto farcela a rientrare prima della fine del campionato?
Quando dopo poco più di un mese dopo l’intervento ho cominciato a correre, da li è iniziata la mia sfida e la mia rincorsa verso il traguardo giudicato da tutti impossibile. Ovviamente la mia non era follia, avevo tutti i test che mi indicavano che ero sulla strada giusta.

Cosa ha provato, appena rientrato, quando ha fatto due goal alla Fiorentina?
Gioia ed una cascata di emozioni che si fa fatica a descrivere, sono scolpite nel mio cuore in maniera indelebile. Quando si soffre, si lotta, si rinuncia a tutto per raggiungere uno scopo, nel momento in cui tocchi con mano il sogno che è diventato realtà, l’emozione che provi e incontenibile e indescrivibile. E’ sempre grande la gioia della vittoria dopo una dura lotta!

Dopo avere giocato le ultime tre partite di campionato, come si sentiva?
Mi sentivo bene. Oltretutto i test dimostravano che avevo i valori migliori rispetto a quando ero partito per la spedizione negli USA. Se poi si pensa che avrei avuto ancora un mese a disposizione per completare la mia preparazione...

Come si sente oggi?
Sempre molto bene. Il ginocchio operato non mi da problemi. Sono molto contento del decorso post operatorio, della rieducazione ma soprattutto di come sto oggi. Certo, entrambe le mie ginocchia sono due campi di battaglia, ho 35 anni e continuo comunque a lottare, devo sempre comunque lavorare molto. Ho un programma di lavoro che sto seguendo per affrontare nel migliore dei modi il campionato.

Quali saranno le sue prossime sfide?
Considerando che nella mia carriera calcistica, per un motivo o l’altro, non sono mai riuscito a giocare gli Europei … (risata). Un saluto a tutti e grazie.

Per la scienza è un pioniere. Parla il sanitario di Bologna.
Intervista al Dottor Stefano Della Villa, direttore dei Centri Isokinetic e responsabile dell'équipe che ha seguito la rieducazione dell'attaccante.

Il recupero di Baggio è avvenuto in tempi molto rapidi, come è stato possibile da un punto di vista medico?
La sua guarigione è stata un fatto eccezionale, ottenuto a mio avviso grazie ad un mix di quattro elementi, che alla fine sono risultati tutti indispensabili: la determinazione e la forza morale dell’atleta, una tecnica chirurgica accurata e innovativa, un approccio riabilitativo perfezionato in tanti anni di esperienza e un decorso fortunato delle cure, nel quale non si sono mai presentate le potenziali complicanze che avrebbero potuto compromettere il risultato finale.

Parliamo del primo elemento: Roberto
Roberto voleva farcela, aveva un obiettivo preciso e ad esso ha dedicato tre mesi della sua vita. Nel suo caso, come altre volte nella sua carriera, direi che volere ha significato potere. Con la sua determinazione ha contagiato quelli che lo circondavano, suo fratello Giorgio, il suo amico e procuratore Vittorio Petrone e tutto lo staff medico che lo seguiva. Attorno a lui ha saputo creare un clima positivo ed un gioco di squadra in cui tutti hanno dato il massimo delle loro potenzialità. In quei mesi l’energia di questo gruppo era palpabile, per chi, come me, osservava da vicino il loro lavoro.

Bene, c’era energia positiva, ma qui stiamo parlando di un intervento chirurgico, di tessuti che dovevano guarire...
Sono d’accordo, per quanto affascinato dall’aspetto spirituale del suo recupero e convinto che tutti i processi di guarigione partano sempre dalla nostra mente, sono un uomo di scienza e quindi provo a spiegare cosa è avvenuto nel suo ginocchio. L’intervento a cui è stato sottoposto è stato di ricostruzione del legamento crociato anteriore, effettuata mediante l’impiego dei tendini dei muscoli semitendinoso e gracile dello stesso ginocchio. Si tratta di una tecnica molto utilizzata e molto perfezionata, perché migliorata progressivamente, da tutti i più grandi chirurghi del mondo, negli ultimi venti anni.

Quindi al posto del legamento lesionato sono inseriti questi due tendini, ma come vengono fissati all’osso?
Nel caso di Roby, il chirurgo che ha effettuato l’intervento ha fatto passare questi tendini attraverso due tunnel nella tibia e nel femore e li ha fissati all’osso utilizzando tre cambre, che grossolanamente possono essere descritte come dei doppi chiodi seghettati. La novità di questa tecnica risiede nell’utilizzare alcuni accorgimenti che facilitano l’integrazione osso-tendine, per cui dopo pochi mesi le cambre non servono più, perché i tendini si attaccano spontaneamente all’osso. Questo consente un approccio rieducativo accelerato che in questo caso era in linea con gli obiettivi di Roby, che voleva farcela per giocarsi la chance del quarto mondiale.

Sono state, dunque, queste le basi del record nei tempi di riabilitazione Preferirei non parlare di record, in questo caso il recupero è avvenuto in tempi rapidi, ma ciò che più conta è che è stato completo. Non guarderei tanto il fatto che dopo 77 giorni abbia giocato una ventina di minuti, quanto che due domeniche dopo,abbia giocato 90 minuti, da vero leader, contribuendo fino all’ultimo minuto al successo della sua squadra.

In ogni caso un recupero del genere ha creato enormi aspettative perché oggi tutti coloro che subiscono questo tipo di intervento si confrontano con Roby...
Questo è inevitabile, ma in medicina si deve chiarire che un caso in sé non significa molto. Indica solo una strada che può essere seguita, dopo di che si dovrà provare il protocollo riabilitativo seguito in quell’unico caso su un ampio gruppo di pazienti, verificare i risultati e presentarli poi nelle sedi scientifiche più idonee. Forse ciò che è avvenuto questa volta per Roby, potrà diventare abbastanza comune tra cinque/sette anni.

Ma una strada è stata tracciata, no?
Sono d’accordo e una volta premesso, per darci un senso delle proporzioni, che si sta parlando del ginocchio di un calciatore e non della vita di un uomo, mi sentirei di affermare che è stata una bella vittoria della medicina italiana. I protocolli che noi seguiamo sono il risultato di anni di confronto con tutti i colleghi che si occupano di riabilitazione sportiva, quindi il recupero di Roby è stata in realtà una grande soddisfazione non solo per noi, ma per tutti coloro che in questi anni hanno contribuito alla crescita culturale di questo settore.

In cosa consistono questi protocolli
Sono l’equivalente della posologia di un farmaco. Così come il dottore ti dice quali pillole prendere e quante prenderne, noi diciamo al paziente ogni giorno quali e quanti esercizi deve effettuare e controlliamo e misuriamo le reazioni che questi inducono sul ginocchio e sul suo fisico. Intensità e difficoltà degli esercizi aumentano al migliorare delle condizioni del paziente e vengono eseguiti prima in palestra e in piscina e poi sul campo sportivo, sempre comunque sotto il controllo dei rieducatori.

Nel caso di Baggio avete usato attenzioni particolari?
Direi che vista la sua determinazione a recuperare entro la fine del campionato, il dottor Gianni Nanni, responsabile dello staff sanitario che lo ha seguito, ha costruito su di lui un programma per metterlo in condizione di giocare prima possibile un’intera partita di calcio, curando in particolare la resistenza alla fatica, allenando così non solo articolazione e muscoli ma anche cuore e polmoni. Periodicamente Roby effettuava dei test incrementali per analizzare quanto acido lattico produceva durante l’esercizio poi, una volta individuate le soglie, venivano programmati i carichi per ogni singola seduta e monitorizzati attraverso il controllo della frequenza cardiaca. Programmi semplici ed efficaci, perfezionati dal dottor Sergio Roi, Direttore del nostro centro studi, in anni di esperienza con gli sky runner, un gruppo di super atleti che si sfidano in estenuanti maratone alle basi dell’Everest e sulle montagne più alte del mondo

Lei ha parlato anche di fortuna...
Certamente è stata importante perché nonostante le attenzioni, una qualsiasi piccola complicanza avrebbe potuto, in ogni fase, creare ritardi. Se il ginocchio si fosse gonfiato avremmo dovuto rallentare, se i tessuti si fossero infiammati avremmo dovuto farlo fermare per qualche giorno, se la cicatrice dei muscoli da cui è stato fatto il prelievo si fosse stirata lo stop sarebbe stato ancora più lungo. Insomma tutto è filato liscio e questo spiega perché altri giocatori operati e rieducati con tecniche analoghe abbiano impiegato tempi doppi o tripli rispetto a quelli di Roby. La risposta dei tessuti umani agli stimoli riabilitativi è individuale e in questo caso è stata perfetta.

E questo è tutto?
Secondo me questi sono stati gli elementi principali durante il recupero, ma poi in dirittura d’arrivo chi ha coraggiosamente deciso di metterlo in campo, anche se aveva fatto pochi allenamenti con la squadra, è stato il signor Carlo Mazzone. Credo che alla fine sia stato questo il tocco in più, l’occhio del mister, che sulla base della sua lunga esperienza ha preso una decisione che pochi al suo posto avrebbero preso. I fatti poi gli hanno dato ragione ed è andata come tutti sanno>>.
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