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Frattura del femore

La frattura del femore si verifica più comunemente in persone giovani e negli anziani. 
Nell'anziano la frattura del femore interessa di solito l'estremità superiore dell'osso (testa o collo del femore), limitando la mobilità dell'arto.
La frattura del femore nei giovani e negli sportivi nella maggior parte dei casi è la conseguenza di un evento traumatico (incidente stradale) oppure di carichi prolungati e ripetuti (comune tra gli atleti di fondo).

Per frattura si intende un’interruzione della continuità dell'osso che avviene quando la forza applicata è di un’intensità tale da superare la resistenza dell’osso.

Diversi sono i modi per descrivere e classificare le fratture:

- in base all’origine della frattura: traumatica, patologica (tipiche degli anziani); 
- in base al meccanismo di frattura: diretto o indiretto;
- in base al decorso della rima di frattura: trasversale, obliqua, spiroide o longitudinale;
- in rapporto all'eventuale spostamento dei segmenti fratturati: composta o scomposta;
- in base all’integrità o meno della cute: chiusa od esposta;
- in base allo spessore dell’osso interessato dalla frattura: completa o incompleta;
- a seconda della stabilità della frattura stessa: stabile o instabile.

La sintomatologia tipica della frattura del femore scomposta è caratterizzata da dolore intenso e limitazione funzionale della coscia. L'arto si presenta addotto, extraruotato e leggermente più corto di quello sano. 

Quando si tratta invece di una frattura composta, il paziente accusa dolore in sede inguinale ma può anche camminare.

La conferma diagnostica si avvale di una radiografia standard.

Il trattamento di una frattura del femore richiede quasi sempre un intervento chirurgico di sintesi.

Durante il periodo d’immobilizzazione bisogna comunque stimolare la muscolatura, per evitare che si indebolisca ma anche per aiutare la circolazione. In seguito è importantissimo iniziare un trattamento riabilitativo personalizzato. La rieducazione si svolge inizialmente per diminuire il dolore e l’infiammazione, in seguito per recuperare il massimo grado di movimento possibile, prima in palestra e alla rimozione dei punti di sutura anche in piscina. Il recupero graduale della forza muscolare e della coordinazione sono poi fondamentali per il massimo recupero funzionale possibile.

Intervento di osteosintesi

Il trattamento della frattura del femore richiede quasi sempre un intervento chirurgico di osteosintesi mirato ad ottenere una ripresa funzionale precoce.

La tecnica chirurgica adottata dipende dal tipo di frattura e dall'età del paziente.
Solitamente, in caso di fratture mediali e pazienti di età maggiore di 60 anni viene eseguito l'intervento di sostituzione della porzione prossimale del femore fratturata attraverso l'applicazione di una protesi articolare totale (artroprotesi) o della sola estremità femoro distale (endoprotesi).

Nel caso invece di fratture laterali e pazienti più giovani si ricorre all'intervento di osteosintesi, cioè ad un intervento chirurgico di bloccaggio dei frammenti ossei con mezzi metallici (vite e placca a scorrimento, chiodi).

Se i tessuti molli (pelle e muscoli) circostanti la frattura sono gravemente danneggiati o se non è possibile procedere con l'intervento chirurgico viene eseguita una fissazione esterna. Fili di metallo e viti vengono posizionati al centro del femore e della tibia e poi fissati ad una barra (telaio stabilizzante) al di fuori della pelle. Quando saranno soddisfatti i criteri per procedere con l'intervento il chirurgo rimuoverà il fissatore esterno e posizionerà i fissatori interni (placche e viti).

 

Riabilitazione dopo frattura del femore

In seguito all'intervento, per raggiungere il massimo recupero funzionale possibile è importante iniziare precocemente un trattamento riabilitativo personalizzato.

Durante il periodo d’immobilizzazione bisogna comunque stimolare la muscolatura, per evitare che si indebolisca ma anche per aiutare la circolazione.

L’obiettivo primario della riabilitazione è quello di autonomizzare il paziente agendo sul tono-trofismo muscolare, sul recupero del ROM e sulle possibilità di carico. Il carico va sempre deciso di concerto con il chirurgo ortopedico che ha trattato la frattura. 

Il trattamento rieducativo comprende 5 fasi, il raggiungimento progressivo determinerà il passaggio alla successiva. Nella prima ci si concentrerà sul recupero dell’articolarità attraverso esercizi di auto-mobilizzazione e sul controllo del dolore; successivamente ci si concentrerà sul rinforzo muscolare globale, data la perdita di tono diffusa in seguito all’immobilità: quadricipite (dapprima in catena chiusa e poi in aperta), glutei, abduttori e flessori d’anca, polpaccio, hamstring, muscoli del core; contestualmente si potrà riprendere l’attività aerobica consentita. Dopo aver oggettivamente recuperato la forza, attraverso l’esecuzione del test isocinetico, si deve completare la riabilitazione in campo per recuperare i giusti schemi motori e rieducare al movimento.

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