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Frattura omero distale

Le fratture omero distali sono tipiche dell’infanzia ma si possono verificare anche nell’adulto. Sono causate per lo più da trauma indiretto prodotto da una caduta sul braccio proteso in estensione o da trauma diretto.

Il dolore è intenso e diffuso a tutta l’articolazione. L’intensità del dolore impedisce qualunque movimento, se non una minima flesso-estensione.

Per avere conferma di una frattura omero distale il medico solitamente prescrive una radiografia; talvolta il sospetto di complicanze neurologiche o vascolari impone l’esecuzione di ulteriori esami quali l’elettromiografia o l’arteriografia.

Il trattamento conservativo in gesso è raro perché la rigidità post immobilizzazione del gomito ha un’incidenza molto alta e si preferisce quindi una precoce ripresa dell’articolarità dopo sintesi chirurgica.

Osteosintesi omero-distale

Quando la frattura omero-distale è scomposta o instabile, viene sempre trattata chirurgicamente per ridurre in modo più anatomico possibile i frammenti della frattura.

Per la riduzione e la sintesi della frattura possono essere utilizzati diversi impianti e spesso la scelta viene fatta in base al tipo di frattura e all'esperienza del chirurgo.

Questa chirurgia in genere viene eseguita in anestesia generale.

Durante l'intervento i frammenti della frattura vengono riposizionati secondo la loro anatomia e sintetizzati (fissati) con placche e viti al fine di consentire una rapida mobilizzazione del gomito.

Infatti, se l'intervento è correttamente eseguito e la frattura consente una sintesi stabile il paziente può muovere il gomito già nell'immediato post-operatorio.

Nei pazienti anziani (con età maggiore di 60 anni) fortemente osteoporotici, con basse richieste funzionali, con fratture molto complessa può essere indicata la protesi totale di gomito.

Riabilitazione per frattura omero distale

La frattura distale dell’omero è tipica dell’infanzia e viene classificata come frattura sovracondiloidea; nell’adulto può essere o sovracondiloidea o intercondiloidea con coinvolgimento della superficie articolare del gomito. È causata per lo più da trauma indiretto prodotto da una caduta sul braccio proteso in estensione (infante) o da trauma diretto tipo l’urto sul finestrino dell’auto (adulto). 
La prevenzione delle complicanze precoci (vascolari, neurologiche) e tardive (limitazione articolare, instabilità) sono alla base della scelta del trattamento da seguire che oramai è sostanzialmente di tipo chirurgico in quanto consente una rapida riduzione della frattura. 

La riabilitazione può iniziare dopo la rimozione del tutore post-operatorio. La prima fase del protocollo ha come obiettivi il recupero della mobilità del polso attraverso mobilizzazioni passive dell’arto con attenzione ai blocchi articolari del polso e ai movimenti di prono-supinazione e il recupero dell’estensibilità attraverso lo stretching di tutta la catena muscolare di braccio e avambraccio. Per controllare il dolore possono essere utili in questa fase terapie fisiche, ghiaccio e soprattutto massoterapia decontratturante e drenante del cingolo scapolo-omerale e di tutto l’arto superiore. 

Ottenuta l’articolarità completa è possibile progredire alla seconda fase del programma riabilitativo con l’obiettivo di rinforzare tutta la catena muscolare tramite l’utilizzo di esercizi con elastici e zavorre per bicipite e tricipite, pro-supinatori, muscoli stabilizzatori della spalla e del cingolo scapolare. Parallelamente al recupero della forza verranno inseriti esercizi di coordinazione e manualità dell’arto superiore con palline, retine e esercizi di manualità fine con il terapista. 

Il programma terapeutico si conclude sul campo sportivo per il recupero della globale funzionalità del braccio con esercitazioni di lancio/presa di oggetti e piegamenti sulle braccia su superfici instabili (tavolette, palle bobath) fino ad esercitazioni più complesse e sport specifiche per un ritorno in sicurezza allo sport e la guarigione della frattura.
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