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Strategie di intervento psicologico per il ritorno allo sport



Per capire quale intervento psicologico sia necessario per aiutare un calciatore a tornare a giocare al meglio, occorre comprendere un infortunio dal suo inizio.

Cosa prova un calciatore al momento di un infortunio? Fisicamente, dolore; e poi? Cosa pensa? Forse: “perchè sta succedendo a me? Tornerò mai a giocare?”; e quali emozioni proverà? Probabilmente disperazione, confusione, demoralizzazione, paura, rabbia…

Qui, fin da subito, bisogna tenere in mente una cosa molto importante: sensazioni, emozioni, pensieri, non sono separati ma sono parte di un tutto, la persona.




Una persona è un sistema complesso e dinamico in cui interagiscono componenti più stabili, come le caratteristiche fisiche, psichiche o sociali, ed altre più transitorie e dovute a situazioni ed eventi di vita.

Tutte queste componenti stanno in relazione tra loro ed è il loro equilibrio che impatta su tutto quello che una persona fa, come giocare una partita o riabilitarsi.
Tenere in considerazione una sola componente, come ad esempio gli aspetti fisici, senza considerare come si muove l’intero sistema, rischia di non portare agli effetti desiderati.

Il sistema, inoltre, si muove nel tempo, lungo lo sviluppo della persona, dall’infanzia all’età adulta, alla vecchiaia:
il medesimo infortunio non sarà lo stesso se avviene in momenti di vita o di carriera differenti
.

Nel considerare la situazione psichica di un paziente occorre considerare, quindi, l’intero sistema psicofisico nella sua traiettoria di sviluppo.

Nel caso di un atleta sano, il profilo psicologico può essere rappresentato come un iceberg: le emozioni negative, come ansia, depressione, confusione, rabbia, sono molto basse e la sensazione positiva di vigore è molto alta.

Dopo un infortunio, come ad esempio la rottura di un crociato, la situazione è opposta: le emozioni negative sono tutte molto alte e il vigore è a terra. È importante sottolineare che questa situazione di iceberg rovesciato non riguarda solo i casi critici, con reazioni patologiche, ma è la situazione media che ci si può aspettare in tutti gli atleti in questa situazione, ossia un pesante carico psicologico.
Tale fardello non deve essere lasciato al caso durante il percorso di riabilitazione ma deve essere trattato.

La nostra esperienza di lavoro è maturata nella collaborazione tra il Centro Mood di Bologna, il Rizzoli e l’Isokinetic. Il nostro metodo consiste nel partire da una accurata analisi dei bisogni psicologici del paziente, sulla base della quale personalizzare il progetto di intervento, integrando differenti tecniche psicologiche: cognitivo comportamentali, psicodinamiche, rilassamento.

Due considerazioni conclusive.
Prima: il carico psicologico legato ad un infortunio è di norma pesante e per un atleta con un alto investimento nello sport è ancora più pesante. Lasciare al caso la gestione di tale peso non è fare un lavoro ottimale.
In una prospettiva psicologica, è possibile considerare tre fasi principali della riabilitazione:
  • all’inizio le questioni principali saranno l’insorgenza di emozioni negative, dolore e confusione, che potranno essere affrontate con un intervento focalizzato sull’accoglienza ed il contenimento delle dinamiche emotive, con un intervento psicoeducativo e con tecniche di rilassamento; 
  • nel periodo intermedio della riabilitazione potrà insorgere demoralizzazione e fatica, rendendo utili interventi di rinforzo della motivazione e dell’aderenza alla fisioterapia; 
  • nella fase finale di ritorno in campo potranno insorgere ansie legate al reinfortunio, al ritorno in campo ed in squadra. In questa fase sarà utile un sostegno alla ripresa dei ruoli preinfortunio e tecniche cognitivo comportamentali di gestione dell’ansia. 
Consultazioni psicologiche mirate in occasione di passaggi chiave durante la riabilitazione aggiungono valore ad essa e prevengono l’insorgenza di complicazioni psicologiche.
Qualora, poi, emergessero criticità, il paziente avrà già uno spazio psicoterapeutico a cui rivolgersi, senza perdere tempo. 

Seconda considerazione.
Un infortunio impatta su aspetti differenti di una persona: sensazioni, comportamenti, pensieri, emozioni. Un intervento psicologico, di conseguenza, dovrà tener presente tutti questi aspetti, intervenendo con tecniche specifiche differenti, integrate tra loro: tecniche psicodinamiche, cognitivo-comportamentali, di rilassamento. Indicazioni sull’efficacia di un uso integrato di differenti tecniche psicologiche giungono anche da recenti revisioni in letteratura.

Thomas Marcacci, Daniela Raboni, Francesco Berti Ceroni (Centro Mood)

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