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Il Dott. Roi intervistato da Panorama sul primato mondiale del maratoneta Kimetto

01.10.2014

Il Dott. Roi intervistato da Panorama sul primato mondiale del maratoneta Kimetto
Il Dott. Giulio Sergio Roi, Direttore del Centro Studi Isokinetic e medico dello sport che nel corso della carriera si è occupato di seguire da vicino l'allenamento degli atleti in alta quota, rilascia a Panorama.it sul nuovo record mondiale raggiunto dal maratoneta Kimetto.

<< (...) Dennis Kimetto ha battuto il primato del connazionale Wilson Kipsangnella 42 Km di Berlino: 2 ore, 3 minuti e 23 secondi il record di Kipsang; 2 ore, 2 minuti e 57 secondi il nuovo primato di Kimetto. Statistiche alla mano, in 30 anni il limite mondiale è crollato di 5 minuti e 8 secondi: nell'ottobre del 1984 a Chicago, il britannico Steve Jones era riuscito a raggiungere il traguardo in 2:08:05.

Di questo passo, è lecito pensare che presto o tardi sarà possibile scendere sotto la soglia delle 2 ore. Già, ma quando?
“Difficile prevederlo – spiega a panorama.it, Giulio Sergio Roi, medico dello sport che nel corso della carriera si è occupato di seguire da vicino l'allenamento degli atleti in alta quota – Impossibile stabilire se e quando sarà possibile correre una 42 km sotto le 2 ore, pure se negli sport di resistenza come la maratona da qualche anno stanno cambiando le metodologie di allenamento. Oggi si lavora di più sulla velocità e sulla potenza, non perdendo naturalmente di vista la capacità di resistenza dell'atleta. Nel corso del mio lavoro, mi sono occupato spesso delle evoluzioni dei record sportivi. Posso dire che su atleti come Kimetto si lavora soltanto da circa 20-25 anni. Per questo, credo ci siano ancora ampi margini per fare meglio”.

Se è vero che è difficile dire quando e come sarà possibile migliorare il record di Kimetto, potrebbe essere un po' più facile indovinare il continente di provenienza dell'atleta che riuscirà nell'impresa.
“Possiamo dire che sarà senza dubbio un atleta che avrà determinate caratteristiche fisiche. Attualmente, gli africani che sono nati in alta quota e che sono stati avviati in tenera età agli sport di resistenza, hanno degli indubbi vantaggi. Sugli altipiani del Kenya ci sono le condizioni ideali per allenarsi, mentre altrove è più difficile. Secondo alcuni miei studi, la prestazione nella maratona dipende prevalentemente dalla massima potenza aerobica. In questo senso, l'esercizio in alta quota crea modelli molto particolari che devono ancora essere approfonditi e compresi completamente”>>.

Panorama/Sport

Dario Pellizzari
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